Coliving: avanti tutta!

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Coliving: avanti tutta!

Uno dei concetti chiave del futuro è senz’altro la flessibilità.

A questa previsione non fa eccezione il mercatoimmobiliare: saranno flessibili gli uffici con tutte le declinazioni del lavoro smart o ibrido, ma lo saranno sempre più anche le case.

Di conseguenza, quello che viene definito Living “alternativo” occuperà una quota progressivamente maggiore nel settore residenziale e, più in generale, nell’universo degli investimenti nel CRE

Un esempio emblematico di questa crescita è dato da Habyt: in soli 5 anni la Società fondata da Luca Bovone ha raggiunto oltre 8.000 unità, servendo 15.000 membri all’anno.

Ora, dopo aver acquisito a marzo l’italiana Roomie, ha annunciato l’incorporazione di Hmlet, protagonista assoluto nel mercato del Sud-est asiatico.

L’obiettivo è quello di diventare il più grande player mondiale del Co-living, arrivando, dopo aver quintuplicato il fatturato nel 2021, a gestire 20.000 unità entro la fine di quest’anno e 100.000 entro il 2025.

Laura Cavestri, su Il Sole 24 Ore, spiega molto bene i dettagli dell’iniziativa e dei relativi programmi.

A me interessa sottolineare un aspetto di interesse più generale e che può essere di orientamento per proprietari e investitori anche di operatività e dimensione più contenuta: il progetto si basa sulla previsione di una enorme crescita del settore co-living, che solo per il 2022 è stimata nel 300%.

Non so dire se la dimensione dello sviluppo di questa classe di investimento si verificherà effettivamente in questi termini e per quanto tempo.

Tuttavia, mi sembra indubitabile che essa rappresenti una grande opportunità.

E l’ampliamento della possibilità, prima marginale, di lavorare in remoto e, quindi, di scegliere, in qualche misura, dove vivere può dilatarla enormemente.

Ho ripetutamente espresso la convinzione che i format innovativi del Living, superata la fase strettamente emergenziale, sarebbero stati una asset class destinata a sicuro successo anche negli anni a venire.

A base di questo convincimento vi era, tra l’altro, l’idea che l’introduzione di modelli organizzativi ibridi, sia nella didattica che nel lavoro, avrebbe determinato certamente un’accelerazione delle soluzioni abitative fondate sulla condivisione.

In sostanza, a mio avviso, Hybrid Working e Hybrid Learning avrebbero reso più diffusa la necessità di condividere gli immobili.

L’esperienza e i progetti di Habyt confortano questa tesi.

Ma credo importante evidenziare che le opportunità non ci sono solo per i big player, ma anche per i piccoli e medi proprietari e investitori.

Inoltre, questa asset class è molto coerente con una visione sostenibile, ovvero, tra l’altro, più diffusa, della crescita e, quindi, è destinata a raccogliere il consenso degli investitori anche nel Sud Italia.

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