Il Divario immobiliare con l’Europa: Città e immobili da ripensare
Il patrimonio immobiliare Italiano è vetusto.
Gli Immobili sono stati costruiti per circa il 40% prima degli anni ‘60 e il 70% di essi è a rischio sismico.
È notevole il divario immobiliare con l’Europa, dove gli stessi parametri si collocano rispettivamente al 33% e al 30%.
Sono numeri che, secondo quanto riferisce Laura Cavestri su Il Sole 24 Ore, ha evidenziato Manfredi Catella nell’annunciare, durante l’evento “Rigenerazione Italia”, il programma di investimenti di COIMA e la nascita della holding di gruppo.
In 10 anni si potrebbero rigenerare 100 milioni di metri quadri, riducendo del 15% le emissioni di CO2, con un volume di investimenti intorno ai 200 €/Mld.
Sono numeri enormi che danno il senso di quanto ci sia da fare nel nostro Paese per riallinearlo agli standard europei e innescare un processo di crescita che rigeneri le Città all’insegna della sostenibilità in chiave ESG.
E sono numeri che devono tenere conto, oltre che della vetustà fisica, anche di quella funzionale. L’obiettivo deve essere quello di “rifunzionalizzare l’esistente”.
Molti immobili, infatti, sono da tempo inadeguati a rispondere alle nuove esigenze della domanda e vanno reinventati.
E numerosi altri lo sono divenuti in conseguenza dell’accelerazione del processo di #digitalizzazione in corso in Italia e della percezione, ormai diffusa, della necessità di un aggiornamento del modello di sviluppo urbano.
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