Il futuro degli Uffici: quanti giorni a settimana di lavoro in presenza?
Verrà deciso in base a ciò che è meglio per i clienti e la valutazione del lavoro non dipenderà dal luogo dove viene svolto, ma dalla soddisfazione dei clienti.
È questa la risposta che Andy Jassy, CEO di Amazon, ha dato ai suoi dipendenti, come riferisce Fausta Chiesa su il corriere.
Questo concetto – ovvio a dire il vero – è stato espresso per spiegare che avrebbero potuto lavorare per sempre da remoto, a condizione di potersi recare in Ufficio quando richiesto con un giorno di preavviso.
Insomma, l’Azienda, che nell’immaginario collettivo è il simbolo del miglior servizio al Cliente, non si fa scrupolo di rendere potenzialmente illimitato il ricorso al lavoro a distanza.
E con la sua spiegazione esprime nel modo più sintetico possibile il significato di Smart Working: il lavoro va misurato in base ai risultati e non alle modalità di svolgimento.
In Italia, invece, continua un dibattito che è ai limiti dell’assurdo: è come se, all’avvento dell’energia elettrica, si fosse pensato di continuare ad illuminare le case con le candele.
Alcuni fabbricanti hanno anche provato, in verità, a continuare la loro produzione come se nulla fosse: sono miseramente falliti!
La digitalizzazione è un tornado inarrestabile. Sino ad un paio di anni fa la sua marcia era piuttosto lenta, ma con l’avvento della pandemia e l’alfabetizzazione forzata che tutti noi abbiamo vissuto è cambiato tutto.
Si è, giustamente, affermato che in pochi mesi è stato effettuato un percorso per il quale ci sarebbero voluti anni.
Inoltre, vi è un pericolo incombente: l’emergenza ambientale e climatica. Facevamo finta che non vi fosse, anzi alcuni hanno anche tentato di negarne proprio l’esistenza.
Ora ci stiamo andando a sbattere.
La sostenibilità non è più solo una bella parola, che, accompagnata dall’acronimo ESG, diventava incomprensibile ai più.
Ora il mondo o diventa sostenibile o non è più!
E con esso sviluppo e investimenti.
Il fondatore di Cowo, Massimo Carraro sostiene, come evidenzia un articolo di Media Key, che la disruption dell’organizzazione dei luoghi di lavoro sia solo all’inizio e che l’ufficio odierno diventerà una soluzione minoritaria, mentre la gran parte di noi lavorerà in luoghi diversi, secondo modalità tutte da declinare.
In ogni caso il lavoro agile è destinato a far parte della nostra cultura e negarlo è irrealistico.
Sono troppe le ragioni che militano a favore della sua diffusione, a partire da sostenibilità e benessere dei lavoratori per finire agli interessi delle aziende, sia per produttività che per contenimento dei costi.
E un ruolo rilevante lo avranno gli spazi di coworking, soprattutto se organizzati secondo una logica di prossimità.
Non è un caso, infatti, si prevede che, entro il 2030, rappresenteranno il 30% degli spazi immobiliari a destinazione terziaria.
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