Invecchiare a casa propria
Potrebbe essere tradotto così il concetto di “aging in place” di Joe Coughlin, il professore del Mit esperto di Longevity Economy.
Si tratta, però, di capire di quale casa e di che invecchiamento parliamo.
In Italia gli Over65 sono 13,8 milioni, ovvero il 22,8% della popolazione e entro il 2060 diventeranno il 34,3%, oltre 1/3 del totale.
È corretto quindi affermare che quello della Silver Economy è un bacino di mercato con potenzialità enormi.
In questo articolo Fast Company ne parla addirittura come di uno “tsunami”, che potrebbe essere propagato più facilmente dalla tecnologia.
Basti pensare alla telemedicina: nel periodo di pandemia nel mondo il suo uso da parte degli individui tra i 50 e gli 80 anni è balzato da una percentuale di solo il 4% al 26%!
Ma l’utilizzo della tecnologia può andare ben oltre gli aspetti medici.
È possibile e utile ripensare i prodotti in base alle esigenze di questa classe di età, tenendo ben in mente che non tutti gli Over65 sono uguali e che molti di essi sono attivi.
Bisogna allora aggiornare il concetto stesso di invecchiamento.
L’idea che quella oltre i 65 anni sia un’età da dedicare al riposo o, nei casi più fortunati al gioco, non è più attuale.
Molti ultrasessantacinquenni, forse la maggioranza, sono persone attive con progetti ancora da realizzare sia nel lavoro che nella formazione, che si avvia ad essere sempre più permanente.
Occorre, quindi, ripensare i servizi e i prodotti facendo i conti con questa realtà.
E la casa e i progetti di Senior Housing non fanno eccezione a questo principio.
La tecnologia e, ovviamente, la digitalizzazione è un elemento essenziale di questa evoluzione: possono far sì che il desiderio di invecchiare a casa propria e bene non sia più un’utopia.
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