In Italia il Senior Living stenta ad affermarsi.
Quando parliamo di alloggi per gli anziani siamo portati a pensare alle Case di Riposo e alle RSA.
Ce lo conferma l’interessante articolo di Laura Dominici su Il Sole 24 Ore: nel nostro Paese solo il 6% delle strutture residenziali per anziani è rivolto alla fascia autosufficiente.
Ed è tanto vero questo che Andrea Mancini, head of living investment properties di Cbre Italy, osserva, dati alla mano, che il senior living quasi non esiste come asset class alternativa.
Eppure, dopo sostenibilità e digitalizzazione, quella della Silver Economy è definita da molti come la terza grande sfida del 21° secolo.
L’allungamento della vita media sommato al decremento della natalità dà luogo, infatti, all’invecchiamento della popolazione in termini tali da farne un fenomeno senza precedenti.
È un’emergenza mondiale: si prevede, infatti, che nel mondo nei prossimi 30 anni gli over 65 triplicheranno, raggiungendo il 16% della popolazione e che anche prima – nel 2047 – ci saranno più over 60 che bambini.
In Europa, questo trend è ancora più marcato: nel 2060 ci saranno due lavoratori per ogni pensionato contro i quattro lavoratori per un pensionato di oggi.
L’Italia, poi, è il più vecchio tra i Paesi europei: gli Over65 sono 13,8 milioni e rappresentano il 22,8% della popolazione contro il 20,3% della media europea.
E tutto lascia pensare che in futuro consolideremo questo primato.
Anche l’indice di vecchiaia, ovvero il rapporto percentuale tra gli ultrasessantacinquenni e i giovani minori di 14 anni, conferma questa situazione
In Italia è 173 (cioè 173 anziani contro 100 giovani), mentre in Francia è 105 e in Spagna 128.
Perché la riflessione non indirizzi a conclusioni sbagliate, occorre, però, chiarire chi sono oggi gli anziani, quali caratteristiche hanno.
C’è una profonda distanza tra l’idea diffusa della vecchiaia e quelle che sono le aspettative dei senior al giorno d’oggi.
Ora la previsione di vita è in media di 87 anni e, tra non molto, diverrà 100.
Oggi gli over 65 sono il più delle volte persone attive, con sogni ancora vivi e progetti da realizzare.
Proprio per esprimere le caratteristiche inedite di questa nuova generazione di anziani è stato coniato un termine: “Longennials”.
È una generazione per la quale occorre ripensare l’invecchiamento, individuandolo come un’opportunità piuttosto che come un problema.
La longevità rappresenta, in termini economici, una grande opportunità. Dati alla mano, si può affermare che gli Over 65 controllano il 30% delle spese sul piano mondiale. Inoltre i loro consumi costituiscono la terza economia più importante del mondo, dopo gli Usa e la Cina, in termini di Pil.
Già ora in Italia valgono il 20% della spesa familiare e nel 2050 raggiungeranno il 30%.
Ma siamo tutti condizionati dalla vecchia idea del pensionamento e della vecchiaia.
E la convinzione che gli anziani non spendano è frutto di questa cultura.
La conseguenza è che sono ben pochi i beni e i servizi concepiti per essere attraenti per gli anziani.
E, inoltre, solo l’1 o 2% del budget pubblicitario globale è rivolto a un pubblico senior.
Il divario, allora, tra l’Italia e gli altri Paesi avanzati, nei quali il Senior Housing, si va affermando a un ritmo maggiormente sostenuto è principalmente culturale.
E per recuperarlo occorre intervenire come dichiara Elena Molignoni, responsabile business unit immobiliare di Nomisma, a monte della progettazione e dell’investimento.
È necessario ideare prodotti pensati su misura per gli Over attivi per stimolare una domanda, che c’è e ci sarà ancor più in futuro, ma che per ora è latente.
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