Spazi di coworking: la spinta dello smart working

La spinta dello smart working

Spazi di coworking: la spinta dello smart working

Nei dibattiti giornalistici e politici quotidiani continua ad esserci un confronto piuttosto aspro tra chi inneggia allo smart working e chi vi vede la causa di tutti i mali.

Non sono dell’idea che il lavoro a distanza sia la panacea di tutti i problemi. E, anzi, il lavoro in presenza consente momenti di confronto, di scambio tra esperienze e competenze o anche solo di socialità che sono irrinunciabili.

È però innegabile che lo smart working abbia notevoli vantaggi, almeno 3:

  • secondo quando afferma l’Istat, nel 2020 – in piena pandemia – la produttività del lavoro è aumentata dell’1,3% e questa crescita si concentra quindi soprattutto nei servizi. Ne scrive diffusamente Rita Querzè sul Corriere della Sera, raccogliendo anche le dichiarazioni di Mariano Corso. Per il direttore dell’Osservatorio sul lavoro agile del Politecnico di Milano lo smart working aumenta la produttività e si può stimare che il rientro forzato in presenza di 2,5 milioni di lavoratori comporterà una perdita di produttività dell’1,63%.
  • il lavoro da remoto, evitando, ove possibile, gli spostamenti, contribuisce ad avvicinarci alla sostenibilità: si tratta, considerata l’incombente emergenza climatica, di un obiettivo che tutti ormai percepiamo come irrinunciabile.
  • Infine l’esperienza vissuta in questi ultimi due anni, che ha convolto 4,38 milioni di lavoratori, contro i soli 570.000 del 2019, ha mostrato come il lavoro agile possa aiutare a perseguire un equilibrio più sano tra vita lavorativa e sfera personale.

Da questo deriva la convinzione, oramai generale, che l’organizzazione del lavoro si avvierà sempre più verso una modalità ibrida, fatta di alcuni giorni a settimana o al mese in presenza e i rimanenti a distanza.

È di evidenza lampante che questa trasformazione avrà un impatto rivoluzionario sul nostro modo di vivere e, quindi, sugli spazi immobiliari e urbani, sia per distribuzione che per destinazione.
È una rivoluzione che riguarderà trasversalmente tutte le asset class e la crescita di alcune ne avrà una grande accelerazione.

Sarà così per gli spazi di coworking, che più di tutti sono capaci di interpretare una delle principali esigenze del nostro tempo, la flessibilità e, in particolare:

  • Nel 2019 era stato previsto che nel mondo, entro il 2030, avrebbero raggiunto il 30% delle superfici ad uso terziario. È ora probabile che quella quota verrà raggiunta già nel 2026 o addirittura nel 2025;
  • In Italia i margini di crescita del co-working sono enormi: la prospettiva di oltre 4 milioni di smart workers consente di affermare che attualmente gli spazi di lavoro condiviso coprono solo l’1 o il 2% del mercato.
  • In questo sviluppo il ruolo del Sud Italia può essere assai rilevante, considerato che ad oggi i coworking spaces del Mezzogiorno sono solo il 20% del totale.

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Alberto Pinto
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