Student Housing: 100mila posti letto in Italia per studenti universitari entro il 2026

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Student Housing: 100mila posti letto in Italia per studenti universitari entro il 2026

Per me il Fatto Quotidiano è una specie di cartina al tornasole. Quando voglio capire se sono nel torto o nella ragione, leggo cosa ne dice quel quotidiano e la verità mi appare chiara.

Qualche giorno fa ha pubblicato un articolo non esattamente a favore degli studentati, o meglio dei sostegni che, con il PNRR, lo Stato avrebbe intenzione di dare alle iniziative di PBSA.

Tralascio tutti gli aspetti ideologici di cui è pervaso il pezzo. Mi dà solo lo spunto per sottolineare alcuni aspetti:

– A fronte di una popolazione studentesca di fuori sede che oscilla in Italia tra le 7 e le 800.000 unità, i posti letti, coerenti con le esigenze del mercato, oggi disponibili nel nostro Paese sono solo 40.000. Secondo altre fonti il fabbisogno sarebbe coperto al 10%. La sostanza, comunque non cambia: c’è un’esigenza soddisfatta solo in minima parte.

– La DAD, ovvero la didattica a distanza, costituisce una grande opportunità. Essa, pur tra comprensibili diffidenze, costituirà un caposaldo della formazione, anche universitaria, del futuro: credo, quindi, che sia abbastanza scontato prevedere che, anche per le Università, il domani sarà rappresentato dallo Hybrid Learning. Se questo è vero, la mobilità degli studenti è destinata ad aumentare e, con essa, il fabbisogno di posti letto, a norma e con standard abitativi attraenti, per gli studenti.

– Anche per questo, affinché le iniziative destinate a realizzare alloggi per gli studenti funzionino bene, è necessario introdurre elementi di flessibilità nella loro progettazione e gestione: occorre pensarli in maniera tale che essi, nei periodi di calo della frequenza universitaria, possano essere utilizzati da un altro tipo di clientela.

– La ibridazione degli spazi o addirittura una destinazione Mixed Use serve anche a ottimizzare il recupero del patrimonio immobiliare, evitando di realizzare superfici inutili e destinate a rimanere periodicamente tristemente vuote e, quindi, mal manutenute.

Ci sarebbe ancora molto da dire.

Ma bastano, credo, questi pochi spunti per rallegrarsi del fatto che il Governo italiano stia pensando di sostenere una Asset Class che risponde a una trasformazione profonda della domanda immobiliare e può costituire un motivo di rilancio di importanti Città universitarie anche nel Sud Italia. S

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Alberto Pinto
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