Digitalizzazione: chi di noi sarà la prossima Kodak?

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Digitalizzazione: chi di noi sarà la prossima Kodak?

Stamattina, sfogliando la rassegna stampa, mi sono soffermato su alcune riflessioni di Guglielmo Pelliccioli pubblicate su Italia Oggi.

La previsione che viene fatta è che la trasformazione, appena avviata, porterà nei prossimi 5 anni a un nuovo modello di industria immobiliare.

Questo cambiamento sarà così profondo, in termini di competenze e saperi, che molte delle organizzazioni, dei professionisti e dei manager che sono oggi protagonisti del mercato potrebbero non esserlo più, trovandosi nella stessa situazione della Kodak.

Ma che c’entra la Kodak?

Nel 2012 Kodak, da leader mondiale del mercato fotografico è passato da 145.000 dipendenti a 8.000 e, subendo una drastica riduzione del fatturato, ha accumulato circa 7 $/Mld di debiti.

Come è potuto succedere? Semplice: l’azienda non ha saputo leggere il mercato e cogliere la svolta digitale che lo ha completamente rivoluzionato.

Di casi analoghi la storia è piena. La differenza sta nella rapidità con la quale le trasformazioni avvengono.

A questo proposito è interessante quello che dice un articolo apparso su Wired: il Covid-19 ha realizzato in pochi mesi un processo di digitalizzazione per il quale sarebbero stati necessari anni.

È un’evoluzione che in Europa, come ha attestato un sondaggio condotto da McKinsey & Company, ha visto quasi 70 milioni di persone in più utilizzare i servizi digitali per la prima volta. Come chiarisce Paul Jenkins, un Senior Partner della prestigiosa Società di consulenza, “abbiamo fatto un balzo in avanti di cinque anni, poiché l’intera popolazione è stata improvvisamente costretta a passare al digitale”.

È evidente che, con il rallentamento delle restrizioni, una quota di digitale retrocederà per ridare spazio all’esperienza fisica, che è irrinunciabile.

Ma è altrettanto chiaro che si è aperto un mondo e che è impensabile che le aziende che vogliono rimanere competitive possano, d’ora in avanti, trascurare la digitalizzazione e illudersi di ripristinare la situazione precedente.

Anzi il futuro sarà, molto probabilmente, costituito da soluzioni ibride nelle quali interazione fisica e presenza on line dovranno coniugarsi al meglio.

E questo riguarderà in misura rilevante anche il mondo e il mercato immobiliare.

Qualche giorno fa in questo post, citando il caso di homepal.it, ho sottolineato come al settore del CRE e, in particolare, al nostro focus, quello degli immobili sottoperformanti, non si possano applicare valutazioni istantanee, elaborate esclusivamente grazie alla AI.

O comunque, ciò non è possibile in Italia e non in questo momento.

Significa che il nostro settore è al riparo dalla rivoluzione in corso? Niente affatto. Proprio questo osservavo ieri in una riunione con alcuni miei collaboratori: guai a ritenersi protetti dalla particolarità del nostro mercato.

È vero, è un settore che richiede consulenza altamente specializzata e servizi su misura.

Ma subirà anch’esso, come bene osserva Pelliccioli, una trasformazione profonda, alla quale bisogna essere pronti con l’obiettivo di saperla gestire ed evitare, possibilmente, di esserne travolti.

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Alberto Pinto
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