Quello dell’Hospitality alberghiera è un settore che, nel nostro Paese, ha necessità di una significativa trasformazione
Tuttavia, essa viene realizzata con grande lentezza.
Uno dei dati più rilevanti, secondo me, è costituito dal confronto tra la provenienza internazionale delle presenze, che è pari al 70%, e la prevalente natura familiare delle gestioni.
Infatti, secondo un recente report curato da Savills, solo il 5% degli Alberghi fa capo a catene internazionali.
Questo aspetto è probabilmente decisivo nel permanere di alcune criticità che impediscono al sistema italiano di competere adeguatamente e di rispondere ai nuovi trend della domanda: a questo proposito va sottolineato che a svolgere un ruolo preponderante è la domanda luxury e con essa la richiesta di strutture di fascia alta e medio-alta.
Non si può non notare che, viceversa, l’offerta turistica italiana è caratterizzata da fattori che non sono in sintonia con questa tendenza del mercato:
- Il 55% delle strutture alberghiere è costituito da alberghi a 3 stelle;
- Le strutture sono per lo più vetuste (il 20% ha più di 100 anni, il 60% più di 30);
- La proprietà è estremamente frammentata: alle 000 strutture esistenti corrispondono 34.000 proprietari
- Spesso la proprietà è sottocapitalizzata e incapace, quindi, di procedere a quelle trasformazioni, sia fisiche che funzionali, che sarebbero utili
Quindi abbiamo, da un lato, una domanda, prevalentemente internazionale, che esprime un’esigenza di strutture e servizi di lusso, e dall’altro gestioni che non sono in grado di corrispondere a questa domanda.
Ovviamente questa situazione dell’Hospitality non consente di valorizzare a pieno le caratteristiche, di pregio e di bellezza, che il nostro Paese e il suo patrimonio immobiliare hanno.
Ciò impedisce, tra l’altro, di intercettare, come invece sarebbe possibile, il bacino del HNWI, gli affluent, cioè i turisti alto spendenti.
Come rimediare a questa situazione di (quasi) immobilismo?
Secondo me è essenziale favorire l’incontro tra le proprietà italiane, in molti casi detentrici di gusto e stile tipici del made in Italy, e le catene alberghiere internazionali, portatrici di modelli di efficienza e di sensibilità ai trend più avanzati.
Questo potrebbe creare le premesse per attrarre gli investitori e realizzare quella ristrutturazione della quale il patrimonio alberghiero italiano ha da tempo bisogno
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