Hospitality: un mercato a due facce

Hospitality

In Italia il settore del turismo e dell’Hospitality  si sta riprendendo più rapidamente che altrove in Europa: dopo il 2020 che è stato decisamente un anno tragico per via dell’emergenza sanitaria, l’anno scorso ha fatto registrare un recupero di quasi il 41% dei volumi turistici rispetto al 2019.

Vi sono però situazioni molto diversificate.

Da un canto, la domanda del mercato alberghiero del segmento del Lusso è in decisa crescita.

E, di conseguenza, gli investitori sono alla ricerca di strutture adeguate.

Ne è un esempio la strategia messa in atto dalla proprietà di Villa d’Este, come bene ci spiega Paola Dezza su Il sole 24 ore, raccogliendo anche le considerazioni di Davide Bertilaccio, AD del Gruppo: non solo sono state rispedite al mittente le diverse proposte di acquisto provenienti da investitori esteri, ma è stata messa in atto un’ambiziosa strategia di crescita.

Quindi, oltre all’importante investimento attivato per l’acquisto e la ristrutturazione della adiacente Villa Bellinzaghi, è stata avviata la ricerca, a Venezia, Roma e sulla Costiera Amalfitana, di strutture idonee ad ospitare Luxury Hotel.

L’altro versante della medaglia è rappresentato dagli Alberghi in vendita: secondo lo studio condotto da Idealista, nel II trimestre 2022 l’offerta ha riguardato 1961 proprietà con un incremento, anno su anno, del 69%.  Nel II trimestre 2021 le strutture proposte sul mercato erano, infatti, 1163.

L’incremento riguarda l’intero Paese, ma in alcune Regioni l’offerta appare più che raddoppiata se non quasi triplicata: Sardegna (195%), Calabria (175%), Campania (159%), Umbria (141%), Liguria (131%), Abruzzo (107%), Trentino-Alto Adige (104%), Puglia e Sicilia (entrambe 103%).

Questi dati mi sembra diano prova di un’esigenza di ristrutturazione dell’offerta, della quale si parla da tempo ma che trova difficoltà ad essere attuata:

  • la proprietà alberghiera è eccessivamente frammentata: vi sono 36.000 strutture con 34.000 proprietari;
  • il 20% di esse ha più di 100 anni, il 60% più di 30: questo vuol dire che buona parte sono vetuste o, comunque, inadeguate ad offrire i servizi che l’attuale domanda richiede;
  • il 55% degli Hotel sono a 3 stelle, laddove la domanda si orienta principalmente verso il Luxury.

Si può ritenere che molte delle strutture alberghiere abbiano necessità di interventi di rigenerazione che, tuttavia, l’attuale proprietà non è in grado di realizzare: da qui il sensibile incremento del numero degli immobili in vendita.

Ovviamente, la riqualificazione del patrimonio immobiliare alberghiero non significa solo ristrutturazione edilizia, sia pure in termini di sostenibilità ambientale e di efficientamento energetico, ma spesso anche ripensarne le funzioni, introducendo elementi di flessibilità.

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