Il fascino discreto delle Città intermedie

Città intermedie

Il fascino discreto delle Città intermedie

Nel panorama degli investimenti immobiliari del nostro Paese Milano e Roma giocano da sempre un ruolo da protagoniste.

Nell’ultimo decennio, in particolare dall’Expo in poi, soprattutto Milano si è totalmente identificata con il mercato: in termini economici è stata, in realtà, l’unica Città capace di riprendersi dalla crisi generale del 2007/2008 e della grave ricaduta della sofferenza del debito sovrano del 2011.

È questa considerazione è valida, a maggior ragione, per il mercato immobiliare e quello dell’edilizia.

Anche Roma, sia pure forte del suo indiscutibile appeal turistico, ha molto stentato.

In questo quadro generale, l’avvento della pandemia ha fortemente accelerato alcune dinamiche di trasformazione, in particolare per quanto attiene a sostenibilità, transizione ecologica e digitalizzazione.

Ne ho parlato più volte ed evito qui di ripetermi.

È stato progressivamente sempre più chiaro che ne sarebbe scaturita una profonda revisione dei modelli di sviluppo.

In particolare, la considerazione di diversi aspetti fa propendere l’orientamento generale verso la necessità di perseguire una crescita più equa, inclusiva e distribuita.

Non si tratta, come è logico, di un processo istantaneo, ma di medio-lungo periodo, che impegnerà prevedibilmente i prossimi 10 anni.

Se ne intravede, però, già qualche segnale.

È incontrovertibile, per esempio, che nel sentiment generale a Roma sia caratterizzata da grandi aspettative di recupero.

Un investitore, oggi, non può ragionevolmente trascurare la Capitale.

Ma la previsione è che anche le città cosiddette secondarie possano esercitare una forte attrattiva verso i capitali internazionali.

Alla comprensione di questo scenario futuro Kroll RE Advisory ha dedicato una ricerca, della quale riferisce Paola Dezza su Il sole 24 Ore.

Come evidenzia Paola Ricciardi, se negli ultimi cinque anni (2017-2021) Milano e Roma hanno assorbito oltre la metà degli investimenti immobiliari corporate in Italia, il restante 46%, si riferisce invece alle location italiane secondarie.

La ricerca ha esaminato 107 città, tra capoluoghi di provincia e città metropolitane italiane, ed ha tirato fuori una short-list di 15 città intermedie che, nei prossimi dieci anni, presenteranno un elevato potenziale per investitori.

Tra queste al primo posto c’è, senz’altro, Torino, seguita a ruota da Firenze, Venezia, Bologna e Genova

Ma l’interesse, grazie anche ai fondi PNRR e PINQUA, riguarderà prevedibilmente non solo realtà cittadine Centro e del Nord Italia, ma anche e finalmente – aggiungo –  del Mezzogiorno, come Napoli e Bari

E un ruolo decisivo lo avranno soprattutto le asset class che rispondono alle nuove esigenze della domanda: i nuovi format del Living, gli Uffici ripensati per il new normal e in prima linea per il coworking, gli investimenti in logistica e health, la Hospitality ibrida e quella Luxury.

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