Luxury e Added Value: passa da qui la ripresa della Hospitality in Italia

Luxury e Added Value nell'Hospitality

Luxury e Added Value: passa da qui la ripresa della Hospitality in Italia

Quello del turismo e, quindi, delle strutture alberghiere è uno dei settori, che maggiormente hanno sofferto dell’emergenza Covid: in particolare, in conseguenza delle restrizioni introdotte, ha visto i suoi ricavi precipitare verticalmente.

Ore le prospettive del comparto stanno recuperando toni positivi, anche se in uno scenario di gradualità che differisce al 2024 la piena ripresa.

Ce lo conferma, su Il Sole 24 Ore, Paola Dezza indicando i trend che ispireranno la ripresa e offrendo una panoramica delle più significative iniziative in corso.

A questo proposito Claudi Bisignani di JLL Italy evidenzia che, nell’anno che si sta concludendo, gli investimenti sugli Hotel dovrebbero raggiungere 1,5 €/Mld, ovvero il 50% in più della media degli ultimi 10 anni, e le 20 transazioni che si sono perfezionate hanno riguardato tutte strutture a 4/5 stelle.

Mi sembra vi siano due aspetti da sottolineare:

1) Il primo è dato dal ruolo sempre più preponderante del lusso.

È una tendenza che si manifesta da tempo e, anche in tempi di crisi, il luxury non ha smesso di crescere e con esso la domanda di strutture di fascia medio-alta.

In questo mercato il nostro Paese e il suo patrimonio immobiliare hanno caratteristiche che consentirebbero di esercitare un grande appeal verso il bacino degli HNWI.

Infatti, quello delle persone affluent, ad elevato reddito e in cerca di soluzioni di accoglienza coerenti con luxury lifestyle, è un segmento in significativa crescita.

Viceversa, in Italia il 55% delle strutture alberghiere è costituito da alberghi a 3 stelle.

Inoltre vi sono immobili di pregio o, addirittura, di lusso che hanno un forte potenziale economico, che non viene utilizzato.
Vi è, quindi, un’importante esigenza di riposizionamento dell’offerta.

2) Il secondo dato, in parte contiguo al primo, è costituito dalla necessità di una profonda rivisitazione degli immobili oggi destinati ad uso alberghiero

Da un lato la estrema frammentazione della proprietà (36.000 strutture con 34.000 proprietari) e dall’altro la vetustà delle strutture (il 20% strutture ha più di 100 anni, il 60% più di 30) suggeriscono una profonda ristrutturazione non solo fisica, anche e soprattutto funzionale.

Questo vuol dire che per molte occorre ripensare la stessa destinazione d’uso, individuando eventualmente utilizzi in tutto o in parte alternativi, maggiormente coerenti con le attuali, nuove esigenze della domanda.

Ciò potrà essere realizzato mediante operazioni di riconversione o valorizzazione e, quindi, a valore aggiunto, verso le quali gli investitori appaiono sempre più interessati.

È evidente che, in questo percorso, flessibilità e hybridation debbano avere un ruolo significativo e che l’obiettivo della sostenibilità sia imprescindibile.

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