Nomadismo digitale e Great Resignation: un’opportunità per la ripresa del Sud Italia?

Nomadismo digitale e Great Resignation

Nomadismo digitale e Great Resignation: un’opportunità per la ripresa del Sud Italia?

L’8,4% degli italiani hanno già scelto di esserlo, diventarlo è il sogno del 64% e, secondo un’indagine svolta tra 2.251 remote worker, 3 su 4 degli intervistati guardano con interesse al Mezzogiorno e alle isole.

Parlo dei Nomadi Digitali: nel mondo si stima che siano, già ora, circa 35 milioni e che diano origine ad un giro d’affari da 700 miliardi di dollari.

Il fenomeno ha assunto tale rilievo che il Decreto “Sostegni-ter”, approvato al marzo 2022, contiene una norma che introduce nel nostro ordinamento le figure dei nomadi digitali, o remote worker.

I risultati della ricerca, curata dall’Associazione italiana nomadi digitali e Airbnb, sono illustrati da Salvo Cagnazzo su La Repubblica.

La fotografia, che ne viene fuori, richiama un altro fenomeno di gran voga in questi ultimi tempi, la Great Resignation, del quale anche in Italia si parla sempre più spesso: basti pensare che nel secondo trimestre del 2021 vi è stato un aumento del 43,7% di dimissioni volontarie.

Sono dati ufficiali del Ministero del Lavoro: nel nostro Paese tra aprile e giugno 2021 quasi mezzo milione di persone ha dato le dimissioni.

E guardando allo scenario mondiale, secondo una ricerca Mc Kinsey, il 40% dei lavoratori ha intenzione di cambiare lavoro nei prossimi mesi.

Le cause che sono alla base di questi due fenomeni sono le più svariate, ma in qualche misura analoghe: in prima linea vi è sicuramente l’esigenza di un miglior equilibrio tra vita personale e lavorativa, il work life balance.

È una necessità che ha avuto una decisa accelerazione in concomitanza con la pandemia: per molti questa ha, infatti, rappresentato l’occasione di conoscere il lavoro da remoto e di avvicinarsi a uno stile di vita e di lavoro diversi.

Lo Hybrid working è, in questo modo, entrato prepotentemente nel vocabolario e nell’esperienza di ciascuno di noi.

Proviamo ad immaginare che impatti possono avere questi trend sulla crescita di aree sin qui svantaggiate, come appunto il Mezzogiorno.

E come da essi possa derivare, da un lato, un’opportunità di valorizzazione del patrimonio immobiliare di queste aree e, dall’altro, la necessità di trasformare e/o convertire una parte significativa degli immobili dell’intero Paese per mantenerli in sintonia con le esigenze del mercato.

E immaginiamo, anche, come questo possa ben coniugarsi con il perseguimento della sostenibilità ESG, e quindi sia in termini di sostenibilità ambientale che di inclusione sociale.

È in atto una trasformazione che richiede grande attenzione da parte di proprietari e investitori: solo così sarà possibile coglierne le grandi opportunità.

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Alberto Pinto
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