Per le grandi aziende lo Smart Working ha più pregi che difetti: è la fine degli Uffici?

Smart Working

Un report diffuso qualche settimana fa ha evidenziato che le aziende, che utilizzano lo smart working, lo apprezzano molto.

C’è però un aspetto che viene trascurato

Secondo il rapporto, curato dall’Inapp, i pregi sopravanzerebbero di gran lunga i difetti.

Sulla base dei risultati delle interviste rivolte a 15mila lavoratori ed a 5mila aziende, il lavoro agile:

  • Incrementa la produttività;
  • Aumenta la responsabilizzazione dei dipendenti;
  • Rende più efficace il lavoro per obiettivi:
  • Riduce l’assenteismo;
  • Riduce i costi di gestione degli spazi fisici
  • Aumenta il benessere organizzativo;
  • Migliora l’equilibrio vita privata-lavoro dei dipendenti

In particolare, in questo momento storico, nel quale i costi dell’energia sono lievitati a dismisura, il minore impatto del costo delle utenze ricopre un ruolo significativo per le aziende.

Un difetto innegabile, però, lo smart working ce l’ha, soprattutto se declinato in modalità di home working: la minore interazione con i colleghi e, talora, l’isolamento e il maggiore stress che ne può derivare.

D’altro canto, dal punto di vista dei lavoratori, il maggior utilizzo delle utenze domestiche attenua i vantaggi economici procurati dalla riduzione dei trasferimenti settimanali.

Occorre, quindi, trovare delle soluzioni a queste problematiche, che a lungo andare possono incidere in maniera pesantemente negativa sul rapporto di lavoro sino ad inficiarne quelli che sono stati indicati come vantaggi.

La considerazione di questi diversi aspetti induce a ritenere che, in prospettiva, vi sarà una decisa razionalizzazione del patrimonio immobiliare a destinazione terziaria.

Questa comporterà:

  • Una riduzione delle superfici destinate a Head Quarter;
  • Il ripensamento delle funzioni alle quali gli uffici tradizionali saranno destinate: diventeranno sempre più luoghi di incontro e di identità aziendale e meno luoghi di operatività;
  • La forte diffusione degli spazi di coworking;

Questi ultimi hanno, tra l’altro, il grande merito di coniugare il lavoro in remoto con la socialità.

Inoltre un loro sviluppo in termini di prossimità potrebbe coniugare vantaggi ambientali, conseguenti al minore pendolarismo, con la riduzione dei costi gravanti sul lavoratore in remoto.

Non a caso si prevede che entro il 2030 i coworking spaces copriranno il 30% delle superfici per uffici.

Se si tiene conto che nel 2018 nel nord erano presenti 1 spazio di coworking ogni 89mila abitanti e al sud addirittura 1 ogni 163mila, ne deriva che quella dei Flexible Office è una classe di investimento destinata a uno sviluppo enorme.

In conclusione il lavoro si trasformerà sempre più in Hybrid Working e da questo deriverà una profonda trasformazione del patrimonio immobiliare attualmente destinato ad uffici. In particolare vi sarà un rilevante aumento delle superfici destinate a spazi di coworking.

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Alberto Pinto
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