Quale casa vogliono i Millennials e i Centennials?
Il coliving cresce: una ricerca ci aiuta a capire perché
Partiamo dalle definizioni, o almeno tentiamo di farlo perché le definizioni sono sempre scivolose.
Chi sono i Millennials e i Centennials?
I primi sono quelli che appartengono alla Generazione Y, ovvero i nati tra il 1981 e il 1994: sono chiamati così perché hanno compiuto il loro primo o ultimo anno da adolescenti (età 13-19) durante il nuovo millennio.
I Centennials sono, invece, gli appartenenti alla “Generazione Z”, cioè quelli nati dal 1995 al 2010 ossia a cavallo del nuovo secolo.
Come riferito in questo articolo, una ricerca realizzata da Ipsos ha analizzato un campione di tremila giovani tra i 18 e i 34 anni, equamente distribuiti tra Italia, Francia e Spagna, indagando su quali siano, nel prossimo futuro, i loro obiettivi abitativi.
Si tratta, quindi, di un campione costruito a cavallo tra le due generazioni che abbiamo appena definito.
I risultati sono abbastanza sorprendenti: gli italiani, da sempre definiti come un popolo di “mammoni”, sono risultati i più desiderosi di conquistare la libertà abitativa e fare esperienze di studio e lavoro lontano da casa.
Il 70% nel suo futuro professionale prevede uno spostamento di città o di Paese. Sei intervistati su dieci hanno voglia di libertà: il 43% dichiara di voler viaggiare per studio o lavoro, il 16% non sente la necessità di una base a cui tornare e vuole essere libero di muoversi.
La mobilità non è quindi dettata solo dalla necessità di trovare lavoro o di recarsi dove c’è il corso di studio utile alla propria carriera futura.
Molto spesso essa nasce da un desiderio di libertà, di viaggiare e di provare esperienze diverse da quelle della famiglia d’origine.
Proprio su questi presupposti sono fondati i nuovi modelli di Coliving, tanto quelli studenteschi che quelli destinati agli young professionals.
Infatti, i principali operatori di questo settore, piuttosto che offrire semplicemente un alloggio, costruiscono la loro proposta intorno al senso di community e di condivisione.
In questo c’è la principale differenza, oltre che evidentemente nei più elevati livelli di servizio e di rispetto delle norme di sicurezza e di igiene, nei confronti dei tradizionali affittacamere presenti in ogni città.
E il successo di questi modelli di business è talmente grande che taluni di essi sono diventati dei veri e propri casi di studio.
Difatti anche il PNRR ha dedicato sia allo Student Housing che al Cohousing delle linee di finanziamento e, a ulteriore riprova, il Consiglio Nazionale del Notariato ha sollecitato l’adozione di una disciplina specifica per i nuovi formati del Living.
In conclusione il Coliving è già un’asset class che occupa un ruolo significativo nel panorama degli investimenti immobiliari, ha ulteriori margini di crescita e può essere un’ottima opportunità di investimento
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