Ho sempre pensato che gestire un albergo sia un’attività affascinante.
Ora un sondaggio lo conferma.
Tradizionalmente in Italia proprietà e gestione alberghiera sono sempre stati abbinati. E oggi?
Si va affermando progressivamente, tra gli stessi operatori, una visione che ritiene utile la separazione tra proprietà e gestione.
Secondo un recente sondaggio, il 32% aspira a prendere in gestione esercizi ricettivi aggiuntivi e l’8% a vendere l’immobile che possiede, ma a mantenerne la gestione.
Quali ragioni ci sono alla base di questa evoluzione?
Il turismo in Italia è alle prese con una grande scommessa.
È stato il settore maggiormente provato dall’esperienza Covid e dalle connesse restrizioni.
Oggi le prospettive sono di grande ripresa, però per coglierle è necessario attuare una importante ristrutturazione dell’offerta, che sia idonea a superare quelle criticità che rendono la Hospitality italiana scarsamente competitiva.
Tra gli obiettivi che gli operatori, secondo un recente sondaggio, ritengono prioritari vi sono:
- il recupero di efficienza energetica del patrimonio alberghiero;
- la digitalizzazione dei servizi.
Entrambi richiedono importanti investimenti, che spesso la proprietà, per lo più familiare, non è in grado di attuare
Ecco allora che uno di nodi da affrontare è quello dell’identità tra proprietà e gestione.
Separare la proprietà immobiliare dalla gestione delle strutture può determinare alcuni effetti positivi a cascata:
- un innalzamento del livello di specializzazione e di competenza;
- quindi, un aumento dell’appeal del settore per gli investitori internazionali;
- e, di conseguenza, la disponibilità dei capitali necessari per gli investimenti.
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